Sinodo per l’Amazzonia: Alfredo Ferro SJ apre nuove prospettive

Ott 8 , 2019 Storie

Il sinodo speciale sull’Amazzonia è stato appena inaugurato in Vaticano. È un progetto caro a Papa Francesco. Vi si può leggere la sua volontà di dare una direzione concreta alla sua enciclica sulla “nostra casa comune”, Laudato Si’. Tra i 185 membri di questo sinodo, ci sono praticamente tutti i vescovi della regione amazzonica e altre persone che lavorano o sono coinvolte sia con gli abitanti della regione che a livello ambientale. Dieci gesuiti sono membri a pieno titolo dell’assemblea, altri quattro fanno parte del gruppo di esperti invitati, altri due sono “uditori”. Infine, due gesuiti fanno parte dell’équipe permanente del Segretariato generale dei sinodi.

Abbiamo chiesto al P. Alfredo Ferro, gesuita colombiano e coordinatore del Proyecto Panamazônico, di dirci quanto sia importante questo sinodo da un lato per le persone che vivono in Amazzonia e dall’altro per la Chiesa cattolica e la Compagnia di Gesù. Questo progetto della CPAL (Conferenza dei Provinciali gesuiti dell’America Latina e dei Caraibi) ha la missione di difendere e promuovere la vita e un ambiente sostenibile nella regione Panamazzonica, essendo solidali con i poveri e gli esclusi e in particolare con le popolazioni indigene. Ecco cosa ha condiviso con noi Alfredo.

“Credo che una delle sfide più importanti che la Chiesa deve affrontare quando solleva la questione delle nuove vie e si concentra su ciò che dovrebbe essere l’evangelizzazione missionaria è di ripensare la nostra pratica sul campo. La proposta, a mio avviso, deve concentrarsi sul dialogo interculturale, interreligioso ed ecumenico, che richiede ed esige un ascolto molto attento. Sono finiti i giorni in cui avevamo schemi mentali che si esprimono in una dottrina pesante, in logiche esterne che pensano all’universo a partire dalla nostra visione del mondo, dei riti occidentali senza tener conto dei simboli e delle celebrazioni dei popoli indigeni, ecc. Dobbiamo ripensare le nostre azioni e perché ciò avvenga è necessario e urgente riconoscere gli errori ed essere umilmente disposti non solo al dialogo, ma anche all’apprendimento.

Il fatto che il Sinodo si tenga a Roma è un modo concreto per globalizzare l’Amazzonia e che l’Amazzonia possa essere universalizzata, comprendendo che il pianeta appartiene a tutti e che ciò che accade in Amazzonia riguarda tutta l’umanità e i vari territori al di là dell’Amazzonia.

D’altra parte, l’impulso dato da Papa Francesco al Sinodo e il sostegno alla Chiesa amazzonica in quanto tale è un fattore fondamentale che catapulta in primo piano il territorio amazzonico e i suoi compiti. Il Papa accompagnerà da vicino il Sinodo e il suo cammino, anche per l’interesse concreto del Santo Padre a favorire il cambiamento e la trasformazione nella Chiesa amazzonica, che avrà necessariamente ripercussioni su altre chiese, locali, nazionali, continentali o anche nella Chiesa universale. Infine, l’esperienza della Rete delle Chiese Pan Amazzoniche (REPAM), che trascende i confini e cerca una migliore articolazione tra le diverse Chiese locali e nazionali in una prospettiva globale, ha contribuito a una comprensione ampia e universale.

Per la Compagnia di Gesù, il Sinodo sarà una sfida data la sua attuale presenza sul territorio amazzonico in diversi paesi, dove siamo più di 60 gesuiti. Tuttavia, non è una sfida solo per noi che viviamo in Amazzonia, ma per tutto il corpo della Compagnia, che deve assumere un impegno che parte dalla sensibilizzazione verso queste realtà che ci riguardano tutti e che rende reale e concreta la priorità che la Conferenza dei Provinciali gesuiti dell’America Latina (CPAL) ha sull’Amazzonia. Oggi, potremmo dire che questa è un’opportunità per tutti noi, rafforzata dalle Preferenze Apostoliche della Compagnia di Gesù, con particolare enfasi sulla quarta, quella che parla della cura della Casa comune.”

 

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